Il Diloggun, metodo cubano

Il testo che segue è costituito dagli appunti personali tratti dal libro "Diloggun, Metodo cubano", di Yrmino Valdes Garris. Voglio precisare che non è indicata la casa editrice, ne l'autore, al quale sono risalito dal prologo del libro stesso. Questo libro l'ho comprato in un mercatino di libri usati de La Habana. Essendo quest'argomento poco studiato e conosciuto, mi scuso delle eventuali imprecisioni, io mi sono solo attenuto a quanto scritto.

                                                                                  Giuseppe Lago



IL DILOGUN – METODO CUBANO

1.      Prologo

Se è vero che la pietra otá, dove risiedono tutti i poteri del orisha, è il fulcro della santeria, non meno vero è che i sistemi di veggenza importati dagli schiavi yoruba a Cuba costituiscono l’asse principale e sostegno del culto.
La filosofia yoruba e la sua interpretazione dell’universo è contenuta nell’insieme dei miti, leggende e proverbi dell’antico e complesso sistema di Ifá, costituendo la base per tutte le previsioni della Regla de Ocha. Come Ifá, il sistema delle conchiglie, chiamato Diloggun e derivazione del primo, compie la funzione di identificare le manifestazioni delle forze universali della vita quotidiana, attraverso i miti o patagi, custodi dell’interpretazione più completa della creazione e guida per la vita spirituale dei praticanti.
Come nel tablero de Ifá, anche nel Diloggun si manifestano forze contrarie, la luce e l’oscurità, il positivo e il negativo, il bene e il male. Ifá insegna che tutto ciò che esiste deriva dal aché, ovvero da quel potere divino e creatore di tutto, che opera attraverso i poteri di Olodumare, padrone dell’universo, Olorun, portatore dell’energia e padrone del mistero, Oduadua, padrone del mondo e della creazione, ed Obatalá, gestore della volontà di Oduadua.
Il Diloggun, tra tutti i sistemi di veggenza, è il più esteso, e attraverso il babalocha o la iyalocha e per mezzo di formule e consigli (letras) che escono dall’oracolo, si fissa il compito di ogni essere umano e della società. Nel Diloggun, attraverso le conchiglie, parlano gli orishas, che aprono le porte del destino o indicano i pericoli aiutando a condurre una vita più ordinata e previdente. Gli orishas stabiliscono con il credente un dialogo intimo e diretto, esigendo a loro volta delle risposte e delle ricompense, alle quali i fedeli devono ottemperare con obbedienza, compiendo a quanto richiesto ed offrendo la ricompensa di un ebó che li aiuti a continuare per la retta via.
Come Ifá, il Diloggun, è un sistema estremamente complesso e ricco; esso funziona come una terapia contro i mali che avvicinano l’essere umano sulla terra, e solo gli officianti possessori di una grande esperienza e conoscenza, oltre ad anni di pratica nella gestione della meccanica della veggenza, potranno interpretarlo efficientemente; il suo utilizzo richiede una grande memoria e capacità interpretativa.

2.      Introduzione

La necessità di predire il futuro è stata sempre presente nella storia dell’umanità e i mezzi utilizzati sono stati i più disparati, dagli elementi della natura ai corpi celesti. Il sistema di predizione di Ifá e il Diloggun sono i due oracoli yoruba giunti a Cuba durante la tratta e gli antecessori dell’attuale sistema di previsione cubano delle conchiglie o Diloggun cubano, molto diffuso in tutto il Sudamerica, compreso anche il sistema molto simile utilizzato in Brasile.
Il Diloggun, conosciuto anche come Los Caracoles, è un sistema di previsione del futuro basato su 16 segni fondamentali (esiste un diciassettesimo segno che per la sua specificità non è compreso nei fondamentali) conosciuti come Odu (popolarmente detti Orduns). Questi 16 odu, nel combinarsi, originano 256 odu composti, che rappresentano i personaggi dell’oracolo, ad ognuno dei quali corrispondono distinti proverbi derivati da antiche storie yoruba. Questi proverbi o racconti, uniti alle diverse generalità, positive e negative, e ad altri messaggi che si relazionano con il personaggio dell’oracolo, sono ciò che permettono al sacerdote di caratterizzare la situazione specifica che vive il cliente in uno spazio di tempo determinato.
Questo sistema utilizza come strumento base 16 conchiglie, previamente preparate, che nell’essere lanciate possono assumere due posizioni: una con l’apertura della conchiglia verso l’alto, ovvero in posizione conversatoria, l’altra con l’apertura verso il pavimento, posizione non conversatoria. Nel lanciare i caracoles si determina un odu semplice in base al numero di conchiglie che cadono nell’una o l’altra posizione, mentre con un secondo lancio si determina la coppia o odu composto.
Los caracoles utilizzati nel Diloggun cubano sono quelli appartenenti al orisha Elegguá, messaggero di tutte le altre divinità e degli spiriti; Elegguá possiede 21 conchiglie, ma 5 sono tolte, essendo considerate testimoni silenziosi (adele), mentre le restanti rappresentano i 16 odu. Tutte le altre divinità hanno 18 caracoles e se ne separano solo due durante il processo d’iniziazione conosciuto come Itá.
Oltre ai caracoles, questo sistema di previsione utilizza come strumenti ausiliari gli ibo, ovvero oggetti che il cliente regge con le mani e che permettono al sacerdote di ottenere dei si o dei no alle diverse alternative o interrogativi che permettono di fare le previsioni sul futuro della persona.
Il sistema viene completato da ebó e adimú, ovvero le diverse cose da fare, come offerte, purificazioni, bagni, sacrifici di animali, che aiutano ad eliminare la negatività e ad attrarre il bene.
A differenza di altri sistemi, il Diloggun cubano non si basa su possibili ispirazioni divine o poteri psichici del sacerdote, ma solo su un insieme regole prestabilite logicamente e perfettamente contenute nella memoria del sacerdote, tanto da permettergli di formulare un messaggio e una previsione. In pratica se tutti i dati e le variabili del Diloggun cubano fossero inserite in un computer, la macchina potrebbe sostituire il consultante; in pratica la bravura del sacerdote sta nell’acquisire l’esperienza necessaria e la conoscenza di tutti i proverbi e le combinazioni possibili ed ottenibile solo dopo anni ed anni di intensa pratica. Difficoltà in più sta nel fatto che fino ad ora il Diloggun e tutti i suoi racconti, è stato tramandato per via orale.

3.      Origini del Diloggun cubano

Il Diloggun cubano si differenzia molto da quello africano e principalmente per il fatto che il secondo possiede solo i 16 odu fondamentali. Infatti, in Africa per una previsione più approfondita si ricorreva al sistema di Ifá, che come il Diluggun cubano possiede 256 odu composti. Quindi in Africa Ifá e Diloggun erano utilizzati congiuntamente, il primo era utilizzato dai babalawos, mentre il secondo dai semplici oloshas, babaloshas e iyalochas. A Cuba, oltre queste figure esiste quella del oriaté, ovvero un sacerdote dall’esperienza maggiore e colui che dirige le cerimonie e il itá. Il oriaté deve avere conoscenza delle erbe, della cerimonia d’iniziazione detta oro ibodú, pratica con l’oracolo, e molto altro ancora, e la specializzazione va fatta sotto la supervisione di un oriaté maggiore.
In Africa, gli iniziati al culto ricevono solo la divinità che li tutela e non i caracoles, che possono essere comprati a parte da coloro che intendono avvicinarsi alla divinazione. A Cuba invece, gli iniziati nella Ocha oltre a ricevere più divinità oltre quella tutelare, ricevono anche i caracoles di tutti gli orishas ricevuti e tutti gli iniziati devono imparare qualcosa sull’interpretazione dei messaggi dell’oracolo. Chi intende dedicarsi alla divinazione, deve intraprendere sotto la guida del padrino o di un babalawo lo studio del Diloggun.
Le differenze tra il sistema africano e quello cubano fanno capire che si tratta più di una invenzione, ad opera degli stessi schiavi che praticavano il primo, e la sua diffusione in tutto il continente americano è dovuto alla sua effettiva profondità, ampiezza e precisione di analisi.

4.      Gli odu

Gli odu sono i personaggi oracolari o segni risultanti dal lancio dei caracoles e dalla risultante posizione dell’apertura della conchiglia verso l’alto o il basso. Ad ogni tiro le conchiglie possono assumere 17 configurazioni, ognuna delle quali ha un nome spesso derivato dal sistema Ifá. Questi nomi sono quelli utilizzati generalmente a Cuba, ma negli altri paesi in cui il sistema è utilizzato possono esserci nomi differenti, anche se solo per pronuncia o errore ortografico, mentre dalla dodicesima posizione conversatoria in poi le differente sono sostanziali. Ciò a causa del fatto che quando escono dodici conchiglie o più con l’apertura verso l’alto, è proibito commentare il segno e bisogna consigliare al cliente di andare da un babalawo.


Numero di conchiglie in posizione conversatoria (apertura verso l’alto)
Numero di conchiglie in posizione non conversatoria (apertura verso il basso)
Nome
           1
15
OKANA
2
14
EYIOKO
3
13
OGUNDA
4
12
IROSO
5
11
OSHÉ
6
10
OBARA
7
9
ODÍ
8
8
EYEÚNLE
9
7
OSÁ
10
6
OFÚN
11
5
OJUANI
12
4
(M)EYILÁ
13
3
METANLÁ
14
2
MERINLÁ
15
1
MARUNLÁ
16
0
MERINDILOGÚN
0
16
OSHAKUARIBO


Per ottenere una visione completa e precisa temporalmente della situazione del consultato, nel sistema cubano si esegue un secondo lancio delle conchiglie, in modo da ottenere il odu composto, che prenderà il nome dei due personaggi usciti dal tiro legati dal termine tonti (ad esempio obara tonti iroso), che vuol dire “confrontato a”.
Per poter interpretare ognuno dei personaggi oracolari bisogna sapere innanzitutto che gli odu semplici si suddividono in due grandi gruppi: odu maggiori e odu minori. Sono odu maggiori le configurazioni corrispondenti a 1, 2, 3, 4, 8, 10, 12, 13, 14, 15 e 16 conchiglie con l’apertura verso l’alto, mentre sono odu minori la 5, 6, 7, 9 e 11. In ognuno dei due gruppi esiste un ordine gerarchico:



Odu maggiori


Nomi in ordine gerarchico
Numero di conchiglie in posizione conversatoria (apertura verso l’alto)
EYEÚNLE
8
EYIOKO
2
MERINLÁ
14
IROSO
4
OGUNDA
3
MARUNLÁ
15
MERINDILOGÚN
16
OKANA
1
METANLÁ
13
(M)EYILÁ
12
OFÚN
10



Odu minori


Nomi in ordine gerarchico
Numero di conchiglie in posizione conversatoria (apertura verso l’alto)
OJUANI
11
OSÁ
9
OBARA
6
ODÍ
7
OSHÉ
5


L’ordine gerarchico degli odu ha origine dal sistema Ifá, nel quale seppur non esiste una suddivisione in odu maggiori e minori, esiste un ordine gerarchico in base all’ordine di nascita dei vari personaggi oracolari.
Il sacerdote deve tener conto anche del fatto che il personaggio del primo lancio rappresenta e descrive la positività e il bene del consultato, mentre il secondo lancio evidenzia il personaggio che rappresenta la sua negatività o male. Per conoscere la forza che lega la positività e la negatività si deve tener conto delle seguenti regole:

·        Se il primo odu è maggiore e il secondo minore la negatività ha una forza relativamente inferiore alla positività;
·        Se entrambi gli odu sono maggiori si determina la forza di positività e negatività in base all’ordine gerarchico dei maggiori;
·        Se il primo odu è minore e il secondo maggiore la negatività ha una forza relativamente superiore alla positività;
·        Se entrambi gli odu sono minori si determina la forza di positività e negatività in base all’ordine gerarchico dei minori;

Se entrambi gli odu rivelano lo stesso segno vi è un equilibrio tra gli aspetti positivi e negativi. Si tratta dei cosiddetti segni tonti ed indicano l’estrema volubilità della persona, che può passare da uno stato estremamente positivo ad uno negativo e sono persone spesso soggette a forti stati depressivi.
Per completare il messaggio legato ad ogni odu composto, il sacerdote dovrà conoscere le generalità positive e negative di ogni segno. Esistono i cosiddetti pataki, ovvero una serie di storie e leggende, ed ogni odu ed il suo personaggio oracolare ne hanno diverse associate; la loro interpretazione è fondamentale per la conformazione della prima parte del messaggio oracolare.
All’inizio abbiamo detto che i segni sono 16, pur essendo le combinazioni possibili 17. Infatti nel caso in cui tutte le 16 conchiglie sono in posizione no conversatoria, ovvero con l’apertura verso il basso, siamo alla presenza del segno chiamato Oshakuaribo o opira. Opira è il segno della morte, e indica che uno dei due, consultante o consultato, è posseduto dalla morte e potrebbe rimanere morto sulla stuoia della consulta. In questo caso, sia esso al primo o al secondo lancio delle conchiglie, la consulta è automaticamente terminata e immediatamente si chiede all’oracolo, per mezzo degli ibó, chi dei due è posseduto. Colui che viene indicato come posseduto dovrà fare ebó: si decapita una capra la cui testa era stata avvolta in un panno nero e la si sotterra, mentre il corpo dell’animale si getta tra l’erba. Con questo sacrificio sarà prodotta la fortuna al posto della morte.

5.      L’iré e gli osobo

Una volta determinato l’odu composto o personaggio oracolare, che permette al sacerdote di conformare la prima parte del messaggio oracolare, bisogna predire il futuro immediato.
La predizione del futuro del consultato si fa sulla base di due fattori, iré e osobo: ire, rappresenta il bene, il benessere, le possibilità future e indica la strada da percorrere o il mezzo da utilizzare per risolvere i problemi che lo hanno portato a consultarsi; osobo, rappresenta il male, i problemi, gli ostacoli, le malattie e tutte le altre negatività che possono sopraggiungere, inclusa la morte.
Per determinare iré e osobo si utilizzano, oltre ai caracoles, gli ibó, ovvero degli oggetti sostenuti dal consultato tra le mani, che permettono di ottenere le risposte positive o negative alle domande o alternative che si fanno sul futuro.
Gli ibó principali sono:

·        Efún (palla formata con la polvere ottenuta tritando il guscio d’uovo);
·        Dundún (l’osso della zampa anteriore destra di una capra sacrificata a Elegguá);
·        Otá (Pietra di dimensioni e forma simili alla palla di efún);
·        Ayé (conchiglia del tipo Oliva miniacea);
·        Orí aworan (Testa di bambola di marmo);
·        Ewé ayó (seme di erba mate o guacalote).

Gli ibó, come mezzo complementare ai caracoles, svolgono un ruolo importantissimo nella consulta, entrano in gioco nella seconda parte, ovvero quella della predizione del futuro, e sono utilizzati fino al termine della consulta.
Per capire come funziona l’utilizzo degli ibó nell’ottenimento delle risposte agli interrogativi, facciamo un esempio pratico sulla prima domanda che si porge all’oracolo: Il personaggio oracolare che rappresenta il consultato si presenta con iré (in modo positivo)?
A quest’interrogativo si risponde con efún e otá, la prima indica la risposta positiva e la seconda la negativa. Il sacerdote prima di consegnare i due ibó al consultato, indica ai caracoles il tipo di risposta che rappresentano i due ibó: con efún in mano e toccando i caracoles, pronuncia la frase efún siguayu, che significa che questo ibó rappresenta la risposta positiva; ripete il procedimento con la otá, pronunciando però otá bekún, ovvero questo ibó rappresenta la risposta negativa.
Una volta consegnati i due ibó nelle mani del cliente, il sacerdote dovrà determinare quale delle due mani possiede l’ibó che rappresenta la risposta. La scelta della mano sarà fatta dal sacerdote in base ad un lancio dei caracoles, che in questa fase verrà denominato “pedir la mano” (chiedere la mano).
La regola per determinare quale mano contiene la risposta è la seguente:

·        Se risulta un odu maggiore si chiede la mano sinistra;
·        Se risulta un odu minore, sarà necessario un secondo lancio e dalla combinazione dei due si determina la mano in base al seguente schema:

o   Per tutte le combinazioni in cui si ripete lo stesso odu minore del primo lancio si chiede la mano sinistra;
o   Per tutte le combinazioni di un odu minore con uno maggiore si chiede la mano destra;
o   Per tutte le combinazioni in cui al secondo lancio esce un odu minore gerarchicamente superiore a quello del primo lancio si chiede la mano destra;
o   Per tutte le combinazioni in cui al secondo lancio esce un odu minore gerarchicamente inferiore a quello del primo lancio si chiede la mano sinistra.

Determinata la mano in base al lancio, o i due lanci, dei caracoles, il sacerdote ottiene la risposta all’interrogazione facendo aprire la mano al consultante e se vi è efún o otá saprà se il personaggio oracolare viene con iré o no.
Se la risposta è che viene iré, bisogna determinare per mezzo di che o chi arriverà la positività o il bene. Anche per chiedere la strada mediante il quale sopraggiungerà l’iré si utilizzano gli ibó e nel caso specifico si utilizzerà la pietra otá e uno di questi altri tre, il seme, la testa d bambola o la conchiglia (efún si utilizza solo nella domanda iniziale, mentre l’osso di capra non si utilizza nel iré).
La scelta del ibó che accompagnerà la otá sarà a discrezione del sacerdote, tenuto conto che è sconsigliabile utilizzare gli stessi per molte domande, in quanto potrebbero stancarsi!

6.      Gli iré

Per chiedere come arriverà l’iré si formulano delle domande la cui risposta può essere positiva o negativa. La domanda sarà: l’iré è Arikú?, l’iré è Elese egún? e così via fino a quando la risposta non sarà positiva. L’ordine delle domande è il seguente:


NOME

SIGNIFICATO

ARIKÚ
Bene per longevità
ELESE EGÚN
Bene per mediazione di uno spirito (Si deve determinare quale spirito)
ELESE OSHA
Bene per mediazione di un orisha (Si deve determinare quale orisha)
ELESE ABAONU
Bene proveniente dal mondo non terreno
ASHEGUNOTA
Bene ricevuto da una pietra simbolo di un orisha
ASHEKUNOTA
Bene che si riceverà al superare un ostacolo o risolvere un problema
ELESE OBINÍ
Bene per mediazione di una donna o sposa
ELESE OKONÍ
Bene per mediazione di un uomo o sposo
ELESE OMO
Bene per mediazione di un figlio
ELESE ABURE
Bene per mediazione di un fratello di sangue o di religione
DEDEWANTOLOKUN
Bene che viene poco alla volta dall’altro lato del mare
ELESE ELEDA o ORÍ
Bene prodotto dal buonsenso
ELESE ORUMILA
Bene prodotto da Orumila
ORÍ YOKO
Bene prodotto per iniziarsi al culto
ELESE IYÁ
Bene prodotto dalla madre
OTONOWA
Bene che viene dal cielo, da sopra
ELESE AYÉ
Bene che viene dal mondo che ci circonda
LOWO
Bene proporzionato dalle proprie mani
ELESE OWÓ
Bene per mediazione del denaro
ELESE ARUBÓ
Bene per mediazione di un vecchio o persona più adulta


Nel caso in cui si determini che l’iré giunge per mezzo di uno spirito o un orisha, si dovrà determinare per mezzo di quale di essi, utilizzando sempre lo stesso metodo degli ibó e seguendo l’ordine degli orishas che parlano in posizione primaria nel segno che compone il personaggio oracolare del consultato.
Una volta determinato il mezzo mediante il quale sopraggiunge l’iré, bisogna precisare se esso è yalé (completo) o kotoyalé (incompleto), sempre utilizzando gli ibó e il metodo precedente. Se l’iré è kotoyalé si domanda se c’è arishé, ovvero se bisogna fare qualcosa per completare e accelerare l’arrivo dell’iré. In caso di risposta positiva si utilizzano diverse offerte, sacrifici di animali, bagni, ecc, scelti in base al solito sistema delle domande e gli ibó. Nel caso in cui non sono necessarie offerte o sacrifici, il sacerdote da solo dei consigli su come cercare di completare l’arrivo dell’iré.
Naturalmente l’arrivo o meno dell’iré non dipende solo dalle offerte e i sacrifici fatti, ma anche dall’attitudine assunta dal consultato dopo aver ricevuto i consigli. Se per esempio viene detto che l’iré arriverà per mezzo del proprio sposo e quindi di non abbandonarlo, e il consultato non segue il consiglio e lascia il marito, l’iré può non arrivare.
Se si ottiene risposta negativa a tutte le possibilità di sopraggiunta dell’iré descritte sopra, il sacerdote può procedere con altre domande aggiuntive o anche ponendo le domande inerenti gli osobo, ovvero il male, in quanto l’iré potrebbe anche arrivare per mezzo del male. In questo caso l’iré viene chiamato iré elese ikú, ossia il bene prodotto dalla morte di una persona o la fine di una situazione sostituita da una migliore, oppure la scoperta di un male che una volta sconfitto produce un grande benessere.

7.      Gli osobo

Se la risposta alla prima domanda del sacerdote, dopo aver determinato il personaggio oracolare, se questi viene con iré o no, è negativa, siamo alla presenza di un osobo, ovvero qualcosa di negativo, e bisogna determinare cosa e come sopraggiungerà.
Gli osobo, a differenza del iré che è uno solo, sono molti così come riportato qui di seguito:


NOME

SIGNIFICATO

IKÚ
Morte o fine di una situazione
ANO
Malattia
ARAYE
Litigio o scontro con altre persone
TIYA-TIYA
Conversazioni negative, pettegolezzi, ecc.
IÑA
Tragedia
ONA
Ostacoli, vicissitudini, colpi
EYÓ
Rivolta, rissa, chiasso
OFÓ
Perdita repentina di posizione o famiglia
FITIVO
Morte repentina
AKALA-KAMBUKA
Stregoneria di un palero o cazuela conga


La determinazione del osobo avviene sempre con il sistema delle domande e degli ibó, formulando le domande nell’ordine di cui sopra ed utilizzando ibó a discrezione del sacerdote e tenuto conto che l’osso di capra può essere utilizzato solo per la prima domanda e come risposta positiva, e non si utilizza mai la palla di efún. Quando si ottiene la risposta positiva, bisogna determinare il mezzo con cui arriva l’osobo risultante, il fattore esterno che lo produce e qualsiasi altro elemento necessario a rendere chiara la situazione. Gli osobo possono arrivare attraverso le stesse strade del iré e possono anche combinarsi tra di loro, ad esempio la morte può sopraggiungere dopo una malattia.
I sacerdoti più saggi sono soliti scrivere il numero delle conchiglie in posizione conversatoria, ovvero l’odu risultante dal tiro, in modo da poter associare l’ire o l’osobo al segno oracolare e capire in profondità le ragioni di un eventuale bene o male.
La predizione del futuro, ovvero la seconda parte della consulta richiede un’esperienza maggiore da parte del sacerdote legata ad una grande conoscenza di tutte le variabili possibili.
Stabilito il personaggio oracolare nella prima parte della consulta e predetto il futuro, stabilendo l’arrivo di un iré o un osobo, nella seconda parte, nella terza ed ultima parte vengono determinati i procedimenti da seguire per risolvere i problemi e favorire il benessere.

8.      Ebó e adimú

Una volta saputo se il consultato ha un iré o un osobo, tocca al sacerdote stabilire le soluzioni o alternative tra quelle messe a disposizione dal sistema oracolare cubano, che fondamentalmente sono due: ebó e adimú.
Quando la consulta determina che il cliente ha un osobo, il tipo di male e il mezzo con il quale giunge, bisogna fare ebó, ovvero sono purificazioni fatte alla persona per ripulirla, eliminare, neutralizzare o attenuare le vibrazioni negative o mali prodotti da un agente esterno o da un qualche squilibrio della propria persona.
Se invece la consulta stabilisce che la persona ha un iré e come si manifesta, sarà necessario fare adimú, ossia delle offerte alle divinità per favorire il completamento del iré, quando questi è parziale o kotoyalé, o velocizzare e garantire il suo arrivo quando questi è completo o yalé.
In casi particolari e su indicazione dell’oracolo, un adimú può servire per portare a termine un ebó, in questo caso verrà chiamato ebó adimú.
Negli ebó e adimú si utilizzano diversi materiali, principalmente commestibili, come frutta, verdura, carne e cosi via, mentre per gli ebó si utilizzano anche erbe, utili per i bagni purificatori. Come adimú si offrono anche diversi oggetti, di solito quelli che caratterizzano i diversi orishas di cui si necessita l’intercessione. Infine, sia ebó che adimú possono consistere in sacrifici di animali piumati o a quattro zampe.
Gli ebó si compiono davanti l’altare degli orishas o in qualche luogo specifico prescritto dall’oracolo, oppure misti. Inoltre l’ebó non deve essere eseguito dalla persona a cui è stato prescritto, ma da un’altra incaricata da questi.
Gli adimú si collocano di fronte il ricettacolo dell’orisha per il tempo stabilito nella consulta, mentre le offerte che si collocano sopra il ricettacolo sono chiamate aladimú.
Gli elementi utilizzati per fare ebó devono essere strofinati su tutto il corpo della persona, mentre quelli per gli adimú sono solo presentati all’altare o toccano i soli punti del corpo considerati emissori di vibrazioni. Gli ebó e gli ebó adimú che prevedono il sacrificio di animali o altri ingredienti, non sono consumabili e devono essere portati nel luogo della natura prestabilito, in modo che sia questo ad assorbire la negatività contenuta dagli animali e assorbita con la purificazione della persona. Invece gli adimú sono perfettamente commestibili.
Per avere effetto, ebó e adimú devono essere eseguiti entro 72 dalla prescrizione, pena ripetere la consulta.
I sacrifici e le offerte da fare a qualsiasi orisha, devono includere un’offerte previa a Elegguá, orisha che deve essere sempre il primo in tutto, oltre ad essere l’unico che porterà il messaggio a Olodumare.
Esistono tutta una serie di ebó e adimú con il relativo nome yoruba, che sono di solito utilizzati per la maggior parte delle necessità.
Indipendentemente dal fatto che l’oracolo determini che la persona ha un iré o un osobo, il sacerdote su disposizione dell’oracolo può ordinare al cliente di indossare un collare di Elegguà, Oggún, Ochosi o Osún, oppure di ricevere una delle divinità dette di adimú ( non d’iniziazione), come possono essere Olokun, gli Ibeyis, Babalú Ayé ed altre; infine può indicare al consultato la necessità d’iniziarsi al culto.

9.      Il processo della consulta

Il Diloggun cubano ha due tipi di consulta, quella circostanziale e quella d’iniziazione o itá. La consulta circostanziale è quella che qualsiasi persona può richiedere per conoscere il futuro e risolvere i problemi. Ogni giorno il sacerdote, che si dedica a questa attività, deve auto consultarsi, in modo da eliminare con ebó eventuali negatività; questa abitudine è chiamata “abrir el dia” (iniziare la giornata).
Le consulte quotidiane si tengono nella stanza dove si trovano i simboli degli orishas del consultante, si mette una stuoia a terra denominata ení ed una brocca con acqua fresca. Il sacerdote si siede sulla stuoia con le spalle appoggiate ad una parete, mentre il cliente si siede su un piccolo banco, a piedi scalzi ed appoggiati sulla stuoia. Il sacerdote chiede nome e cognome al consultato, annotandolo sul pezzo di carta che utilizzerà per tutta la consulta, e se la persona è iniziata già nel culto, annoterà anche il nome ricevuto all’iniziazione. A questo punto il consultato prende nella mano destra il denaro da pagare al sacerdote per il servizio e si toccherà la fronte, l’ombelico, la spalla destra e sinistra e lo consegna al sacerdote, che lo colloca sopra le 16 conchiglie poste sulla stuoia. A questo punto il sacerdote si bagna il dito medio della mano destra con l’acqua della brocca e lo spruzza sul pavimento, ma non sulla stuoia, e pronuncia la seguente frase: Omí tuto, oná tuto, tuto ilé, tuto owó, tuta omó, aikú babawá (acqua fresca, strada fresca, denaro fresco, frescura per i figli, longevità, vita per mezzo del padre onnipotente). Quindi prende i caracoles e il denaro con entrambe le mani e con un movimento di scuotimento, o semplicemente con dei movimenti circolari sulla stuoia, inizia a recitare alle divinità del cielo: Olorun, Olofin, Olodumare. Di seguito il sacerdote invoca i nomi dei sacerdoti della sua famiglia religiosa già morti con la seguente formula: Ibayen bayen torum otoku timbelese Olodumare (Tutti i morti che sono al servizio di Dio), Ibayen bayen torum (primo nome), Ibaé (secondo nome), Ibaé (terzo nome), e cosi via, significando Ibaè, lo che furono. A questo punto si rende omaggio ai superiori vivi, iniziando dal padrino o madrina, e utilizzando la seguente formula: Kimkamashe (nome del padrino) e cosi via, termine che significa salute, buoni auspici. Dopo bisogna stabilire la comunicazione con gli orishas principali, iniziando per Elegguá e seguito da quelli i cui simboli sono presenti nella stanza, poi Orula ed infine la divinità tutelare del sacerdote. La formula pronunciata è la seguente: “Elegguá, aqui estoy yo (nome del sacerdote), mirando a (nome del cliente), con su caracol, para salvarlo de la muerte, de la enfermedad, de la brujeria, de la hechiceria, de todas las cosas malas, para que tenga salud, tranquilidad e desenvolvimiento. Questa frase è solitamente pronunciata nella cosiddetta lingua lucumí, ovvero il dialetto nato a Cuba dalla mescola di yoruba e spagnolo, e ancora non studiato attentamente.
Al termine di tutte queste formule il sacerdote prende il denaro e le conchiglie nella mano destra, li presenta al consultato sulla fronte, la nuca, la parte anteriore del collo, le spalle destra e sinistra, le ginocchia e i piedi, e li consegna tra le sue mani, in modo che l’oracolo riceva le emissioni da lui prodotte. In ognuno dei punti toccati il sacerdote pronuncia una frase in lucumí che indica il punto toccato. A questo punto il consultato deve aprire le mani e lasciare cadere il denaro con le conchiglie sulla stuoia; il sacerdote prende il denaro e lo mette in un angolo e poi conta le conchiglie in posizione conversatoria (apertura verso l’alto). Il primo lancio è quindi effettuato dalla persona consultata.
Quest’abitudine di far effettuare il primo lancio al cliente non è molto utilizzata a Cuba, pur essendo conveniente, visto che le conchiglie ricevono l’energia direttamente dalla persona interessata.
Al secondo lancio, effettuato dal sacerdote, questi pronuncia oshareo, ovvero “Gli orishas parlano”, e la consulta procede così come descritto precedentemente. Alla fine di tutto il processo il sacerdote chiede a Elegguá se si può terminare, se questi risponde di no, il sacerdote continuerà ad interrogare l’oracolo per capire cos’altro bisogna fare.

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